Storia del Mosaico Fiorentino
Cenni di storia del mosaico fiorentino
Se volete approfondire la storia di questa forma di artigianato troverete numerose pubblicazioni che trattano l'argomento in maniera più approfondita di quanto sono in grado di fare io. Utilizzerò per darvi quella che si dice “un'infarinatura” sull'argomento quello che un grande appassionato di Mosaico ha scritto verso la metà degli anni '70. Prima di copiare vorrei raccontarvi che nella mia vita, all'età di venti anni, ho avuto il piacere e l'onore di lavorare per Alessandro Parenti. Era il 1976 e il dottor Parenti con spirito da mecenate, essendosi innamorato di quest'arte, rilevò la più antica bottega di mosaico di Firenze, “L'Arte Musiva” che si trovava in via San Giuseppe sull'angolo di Piazza Santa Croce. Egli scrisse una memorabile breve storia del mosaico con uno spirito e un amore che nulla avevano a che fare col "commercio" (nel senso più spregiativo del termine). Citerò totalmente la Sua ricerca, con la convinzione che, se fosse ancora tra noi, riceverei la sua benevola approvazione.
(Citazione dal catalogo Bolaffi del 1979 a cura di Alessandro Parenti)
Il più antico intagliatore di pietre dure fiorentino è Benedetto Peruzzi, citato da Scipione Ammirato nelle Istorie Fiorentine (lib. XIV), e che nel 1379 dimorava a Padova, ma è noto che anche nelle botteghe degli orafi di Firenze si formarono grandi personaggi come Ghiberti, Brunelleschi, Donatello, Verrocchio, Pollaiolo e Iacopo della Quercia. Poi si fa il nome di Giovanni delle Corniole, figlio di Lorenzo di Pietro delle Opere, probabilmente pisano, 1470, che al tempo di Lorenzo il Magnifico, fece un celebre ritratto del Savonarola tuttora esistente nella dattilioteca di Firenze in Palazzo Pitti e di cui parla estesamente anche Giorgio Vasari. Si cita anche Pier Maria Sebaldi da Pescia e annovera fra i maestri: Antonio Pisano, il Volterrano, Neri Razzanti, Pier Maria Sebaldi da Pescia detto del Tagliacarne, perché allievo di Giacomo Tagliacarne, genovese. Da Lorenzo il Magnifico, grande collezionista di opere d'arte, bisogna addirittura passare a Cosimo I per ritrovare un altro realizzatore di grandi opere e raccoglitore di preziosi e opere d'arte; alla sua morte gli successe il figlio Francesco I, pessimo regnante, eccellente appassionato di scienze e arti, fondò l'Accademia della Crusca e istituì la Galleria degli Uffizi, si servì tra i tanti dell'opera di Bernardo Buontalenti orafo, scultore e architetto e di Giovanni Bianchi intarsiatore di Milano. A questo periodo si attribuisce il preludio alla costruzione della cappella Medicea. Alla morte di Francesco gli successe il fratello Ferdinando I, cardinale della Curia Romana, che fondò nel 1588 l'Opificio delle pietre dure che ebbe tra i suoi maestri moltissimi noti artisti, fra i quali Bernardino Buontalenti, Matteo Nigetti, Jacopo Ligozzi, Ludovico Cardi, detto il Cigoli, Jean Boulogne, detto il Giambologna, Bernardino Barbatelli, detto il Poccetti, Jacopo Bilivert, Pietro Tacca, Jacopo Autelli, Orazio Mochi, Francesco Mochi e tanti altri valenti artisti, realizzatori nel tempo delle Cappelle Medicee, dalle quali partirono gli artisti per le numerose realizzazioni in tutte le parti del mondo. A Rastatt nella Florentine Zimmer collaborò il grande mosaicista Antonio Torricelli del Museo delle Pietre Dure, a cui successero nel museo il figlio Gaetano e poi il nipote Giuseppe. Nel XVIII secolo fu grande Giovan Battista Fogini. Nel 1749 ebbe la nomina a Direttore dell'Opificio il francese Louis Siries il quale si servì del pittore fiorentino Giuseppe Zocchi per i disegni di mosaici che, realizzati, ornano le sale di Palazzo Pitti e la Galleria Imperiale di Vienna, in parte eseguiti dal mosaicista Giovanni Battista Jacopucci. Inizia in questo periodo il grande periodo dell'Opificio delle Pietre Dure sotto l'espertissima guida dei Siries Luigi, Cosimo, Luigi junior e Carlo Siries fino al 1812. Grandi collaboratori di questo fervido periodo furono i famosi artisti fiorentini Antonio Cioci, Leopoldo Cioci figlio di Antonio e Giovan Battista Giorgi. Dal 1865 al 1871 Firenze fu capitale d'Italia. In quel periodo furono direttori Paolo Feroni ed Edoardo Marchionni dal 1876 al 1923. All'inizio del XVII secolo e precisamente nel 1635, nel quartiere di S. Croce in Firenze fu aperta una bottega, poi nel tempo ampliata precisamente in via dei Malcontenti a fianco della chiesa; detta bottega prese il nome di Musiva ed era gestita in cooperativa da anziani artisti venuti in pensione dall'Opificio delle Pietre Dure e da alcuni che a tempo libero dall'impiego presso l'Opificio. Questa bottega ebbe le stesse traversie e gli stessi successi dell'Opificio, destino in gran parte legato alla politica di quei tempi. Verso la fine dell'Ottocento inizia un nuovo periodo per il mosaico, “la figura, e tutto per merito della Musiva che con quel valente direttore, il mosaicista Giovanni Montelatici, iniziò questa nuova attività parallelamente alla tradizionale altra produzione di paesaggi, nature morte, fiori. Purtroppo le difficoltà di esecuzione di una figura in mosaico sono enormi, il viso, le mani, i piedi, insomma tutto il movimento del corpo umano o anche animale; centinaia di pezzi occorrono per una figura, creare tutte le sfumature naturali, impiegando solo il colore che la pietra può offrire. Ma Giovanni Montelatici ci riuscì, insegnò ai figli Mario e Alfonso. Giovanni proveniva da una grande famiglia settignanese di mosaicisti, caparbio e volitivo in un periodo considerato di grande crisi espose all'Esposizione Universale di Parigi del 1900 una grande tavola “L'Annunciazione” su disegno del pittore Galileo Chini. Quest'opera di finissimo mosaico ottenne dalla giuria la medaglia d'oro e rimase all'estero acquistata ad una cifra folle da un ricchissimo amatore. Numerosissime le opere figurative vendute nel mondo a magnati e grandi collezionisti, Gallerie e Musei. Giovanni, tecnicamente formidabile, ebbe nel figlio Alfonso un grande collaboratore, ma l'uomo che ha dato un indirizzo decisivo all'arte del mosaico nella figura è stato Mario Montelatici, perfetto inimitabile, colori favolosi e audaci, in dei lavori impressionista, in altri esattamente macchiaiolo, bisogna vederli questi capolavori per rendersi conto della grandezza di questo artista. Una curiosità, iniziò a lavorare a nove anni, la prima importante opera la eseguì a 18 anni e l'ultima la terminò a 80 anni, quattro giorni prima di morire. Un altro grandissimo per la figura è stato Oreste Innocenti, morto nel 1962, vecchissimo, di lui poco si sa, è stato senz'altro agli inizi legato ai Montelatici, poi si separò, ha lasciato nel mondo opere irripetibili, famosissima è la riproduzione della Madonna della Seggiola del Raffaello, custodita nella Galleria dell'Arte Musiva di Firenze, tecnicamente perfetta. Ancora va citato un altro grande mosaicista della figura, anche per poter arrivare ai giorni nostri ed è Giuseppe Fiaschi, allievo prediletto di Mario Montelatici, prima dipendente della Musiva, poi mise in proprio una bottega in via de' Fossi, ha servito la migliore clientela del mondo, morì nel 1958. Da lui hanno imparato Marco Tacconi e Bruno Lastrucci, attuale direttore della Musiva. Bruno Lastrucci, Marco Tacconi e Metello Montelatici, figlio di Mario sono i grandi e unici prosecutori dei magnifici mosaicisti della figura. Qui termina la ricerca del Dr Alessandro Parenti che venne a mancare pochi anni dopo aver redatto quanto sopra e quello che era stato per 365 anni l' “Arte Musiva” iniziò una lenta agonia, colpa sicuramente da attribuire alla non rosea situazione economica mondiale e non trovando nei successori lo stesso amore e passione; questo storico laboratorio scomparve definitivamente nel 2001. Una Bottega che aveva dato lustro alla città, col suo nobile bagaglio di storia, citata dallo scrittore Vasco Pratolini nel libro “Il Quartiere”, che ha prodotto opere che si trovano in svariati musei nel mondo è oggi una gelateria.


